Albero della vitaConservare la natura per una societa' ecologicaArticolo di Stefano Panzarasa - Tratto da AAM Terra Nuova N °118 Aprile '98La conservazione della natura è una condizione di armonia tra gli uomini e la terra (Aldo Leopold - L'etica della terra). Molto tempo è trascorso da quando, negli Stati Uniti, fu istituita la prima area protetta del pianeta: il Parco Nazionale di Yellowstone (1872).
In Italia, dall'iniziale concezione di parco come luogo in cui tutelare paesaggi di particolare bellezza e specie animali minacciate di estinzione - vedasi il Parco Nazionale del Gran Paradiso (1922) e il Parco Nazionale d'Abruzzo (1923) - , si è passati, dalla fine degli anni '70 in poi, specialmente con l'istituzione dei primi parchi regionali, ad aggiungere alla tutela della natura la considerazione del parco anche come un insieme di risorse e di funzioni ecologico - naturali, storico - archeologiche, didattico - culturali, sociali, economico e ricreative.
Alla conservazione della natura si è aggiunta un'altra finalità delle aree protette: la gestione sostenibile delle risorse locali, attuata nei migliori dei casi, tramite il recupero e l'incentivazione di attività eco - compatibili tradizionali, come il pascolo semibrado e l'artigianato o innovative, come l'agricoltura biologica, l'agriturismo e la didattica ambientale. Dall'industria verde all'armonia con la naturaIn molti casi, il sostegno alle attività economiche locali è ormai visto come la carta vincente dei parchi, capaci, specialmente grazie all'ecoturismo, di avviare flussi ingenti di visitatori verso le aree protette e dunque creare nuova occupazione tramite attività indotte.
Cerchiamo di cambiare punto di vista, allora, e proviamo a ripensare per un attimo al nostro rapporto con i luoghi in cui viviamo, con la popolazione, in particolare con gli anziani che da tempo immemorabile vivono in quelle aree ora protette, e che avrebbero un'infinità di cose da insegnarci. In quest'ottica, i parchi andrebbero visti come delle aree pilota dove sperimentare un rapporto di armonia tra gli esseri umani e il loro ambiente. Luoghi eletti per coloro che sentono la responsabilità e il bisogno di un personale e profondo cambiamento delle proprie abitudini, spesso derivate da una visione di dominio dell'uomo sulla natura, e di re-indirizzo verso uno stile di vita compatibile con il posto in cui vivono: persone capaci di avere un'apertura verso nuovi - antichi valori, verso una nuova etica, un futuro materiale e spirituale ma in armonia con il mondo naturale ed i processi che ne regolano l'esistenza. Bioregionalismo ed ecologia profondaSpesso le zone protette tutelano aree geografiche omogenee come piccole e grandi catene montuose o valli fluviali mediamente abitate da popolazioni spesso con precise culture e tradizioni.
A tal fine, potrebbero anche trovar seguito certe idee del movimento dell'ecologia profonda, che ricolloca gli esseri umani all'interno della biosfera e sullo stesso piano delle piante, degli animali, delle montagne e vallate, dei fiumi e che propone un mutamento in senso ecologico della coscienza di ognuno di noi in modo che ciascuno senta in prima persona una responsabilità nei confronti del luogo in cui vive e del pianeta intero, ovvero la Madre Terra. Nuovo ruolo per i parchiA valle di quanto detto sopra, la conservazione della natura andrebbe dunque considerata come la finalità principale dei parchi e la natura stessa dovrebbe essere vista nel suo valore intrinseco e non solo come risorsa da sfruttare per l'uomo, sebbene in maniera sostenibile.
Riprendendo un concetto già espresso nel 1948 dall'ecologista americano Aldo Leopold, potremo dire che l'unico sviluppo accettabile è quello dell'aumento della coscienza ecologica e della nostra percezione nei confronti della natura e dei processi che regolano la vita sul pianeta. Qualsiasi altra forma di sviluppo locale non porterà che a ritardare o mascherare il processo di impoverimento delle risorse del territorio. Per una società ecologicaQuesto rinnovato equilibrio tra gli esseri umani e i luoghi in cui vivono potrà verificarsi soltanto attraverso la diminuzione dei consumi e attraverso l'aumento del "ben-essere" e non del "ben-avere". Una società fondata su questi e altri principi di carattere ecologico potrebbe diventare ciò che l'ecologista tedesco Wolfgang Sachs ha definito "società a livello intermedio di prestazioni" ovvero una società che tenderà non più ad uno sviluppo illimitato e autodistruttivo, ma alla sobrietà, all'autosufficienza, a relazioni anche non economiche tra i suoi membri, al non fare piuttosto che a devastare, alla stabilità socio - economica su base locale - bioregionale, con bassi consumi di materia ed energia insieme al riciclaggio delle materie utilizzate ovunque sia possibile, alla salute del territorio e di tutti i suoi abitanti e, non ultimo, al recupero degli ecosistemi danneggiati, al riconoscimento della bellezza e della complessità del mondo e alla celebrazione dei cicli della natura.
Un'utopia reale...In conclusione, possiamo affermare che le aree protette sono oggi quanto di meglio la nostra società ha saputo pensare a livello di gestione territoriale e di etica ambientale. Torna sù Precedente Successivo |